Ieri pomeriggio il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha incontrato i cittadini di San Salvario sotto la tettoia di piazza Madama Cristina. Un incontro lungo, partecipato, civile: un’introduzione del Sindaco ad ampio raggio e poi decine di domande, raccolte per iscritto o poste direttamente a voce, che hanno allargato la discussione ben oltre i confini del quartiere.

Una città che cambia

Il punto di partenza sono stati i numeri della città. Le dinamiche demografiche, anzitutto: un indice di vecchiaia in crescita e, al tempo stesso, una presenza straniera significativamente più alta tra le nuove generazioni. È il ritratto di una Torino che invecchia ma che si rinnova attraverso chi arriva.

Poi l’economia, con luci e ombre: la crisi dell’automotive da un lato, lo sviluppo dell’aerospazio e del tecnologico dall’altro; un turismo in piena espansione, con il 2025 anno record di presenze e di traffico passeggeri all’aeroporto; e una controtendenza preziosa rispetto ad altre città italiane, quella della crescita degli studenti universitari, nonostante il peso dei giovani sul totale della popolazione continui a diminuire.

L’urbanistica come risposta

Questi fenomeni non restano sulla carta: tracciano le linee urbanistiche della città. Il Sindaco ha richiamato gli impatti del PNRR — particolarmente rilevanti per il nostro quartiere, con gli interventi sul Valentino e la nuova Biblioteca Civica — e la messa in campo della linea 2 della metropolitana, infrastruttura destinata a ridisegnare la mobilità torinese.

Sicurezza: quattro istituzioni, una responsabilità

Ampio spazio ha avuto il tema della sicurezza, attorno al quale si intrecciano competenze diverse: quelle del Comune, certo, ma sopratutto quelle delle strutture che fanno capo al Ministero dell’Interno — con una carenza di organico di 200 poliziotti su Torino — e quelle della Regione in campo sanitario, chiamata a farsi carico delle fragilità legate a dipendenze e malattie mentali. Senza dimenticare la gestione delle carceri, di competenza del Ministero di Giustizia, con il loro ruolo decisivo nel recupero dei detenuti: a Torino l’indice di recidiva si aggira intorno al 90%, mentre esperienze come quella di Bollate dimostrano che si può scendere fino al 30%.

Su questo terreno Lo Russo ha dichiarato di volersi spendere in prima persona: recepire le istanze di sicurezza dei cittadini e stimolare un lavoro congiunto delle quattro istituzioni coinvolte.

I temi di vicinato

Non sono mancati i temi di prossimità che toccano la vita quotidiana del quartiere: la conferma dell’impegno al completamento della pedonalizzazione di Corso Marconi, la presenza delle discoteche a San Salvario, la cronica carenza di posti auto. Questioni concrete, che i cittadini hanno posto con franchezza.

Un’immagine che resta

Tanti gli interventi, mi fa piacere citare quello del rappresentante della comunità Valdese, che ha fatto notare come, in quel momento, sotto la tettoia, a partecipare a quel civile confronto tra cittadini e Sindaco vi fossero anche rappresentanti della chiesa cattolica, dei buddisti, della Sinagoga e della Moschea di quartiere. Un’istantanea di San Salvario: un quartiere che fa della convivenza non uno slogan, ma una pratica quotidiana.

Una piazza che funziona, un modello da estendere

C’è infine una conferma che vale come lezione. Piazza Madama Cristina, con la sua tettoia che copre una vasta area aperta, è nata principalmente come area mercatale. Ieri ha dimostrato, e non per la prima volta, di essere molto di più: un luogo di incontro della cittadinanza, capace di ospitare il dialogo tra istituzioni e cittadini in uno spazio aperto, accessibile, vivo.

È un’idea progettuale che merita di non restare confinata qui: spazi coperti e aperti come infrastrutture della partecipazione, da pensare anche per piazza Nizza e per altri luoghi della città. Perché una città che vuole parlarsi ha bisogno, prima di tutto, di luoghi dove farlo.