Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di Riccardo Tassone sull’analisi del voto referendario.

“Vi propongo, con colpevole ritardo, qualche riflessione sull’esito del quesito referendario, di cui ovviamente sono felice, soprattutto per il fatto che nelle ultime settimane di campagna mi sono molto prodigato fra volantinaggi, varie iniziative, rappresentanza di lista, ecc., per contribuire al risultato. 

Risultato che è tanto più significativo, dal momento che la maggior parte dei partiti rappresentati in Parlamento erano schierati più o meno apertamente con il sì, non solo l’intero blocco di destra ma anche alcuni dei “cosiddetti” centristi. Si partiva quindi da una base molto forte a favore del sì, oltretutto sostenuto da un sistema mediatico (RAI in primis), totalmente e completamente appiattito sulla destra. 

Ed allora quali sono gli elementi che richiedono una riflessione? 

1) L’alta affluenza, da nessuno pronosticata, a mio avviso, significa questo. Quando si propone una scelta di merito, una scelta forte, una scelta valoriale, è più facile produrre mobilitazione. Il motivo per cui generalmente la destra vince nelle elezioni è che il centro-sinistra non è in grado di intercettare parte di quell’elettorato che, almeno in potenza, sarebbe politicamente orientato da quella parte, ma non ritiene credibile i partiti che lo dovrebbe rappresentare. E questo dovrebbe essere un monito molto forte ad evitare di festeggiare troppo presto la vittoria alle prossime elezioni politiche.

2) La Costituzione, in particolare, è considerata una delle poche certezze positive del sistema istituzionale italiano. Non a caso quando volantinavo dicevo “posso dare un volantino per difendere la costituzione?” 

Quando viene toccata, parte di quel popolo di cui sopra, che non vota i partiti di centro-sinistra, viene mobilitato. È successo nel 2006, nel 2016 ed adesso. L’unica situazione differente si è verificata nel 2020 quando si è votato, ahimè, sulla riduzione del numero dei parlamentari, ma quello è stato un caso un po’ particolare dove, tra l’altro, hanno prevalso le pulsioni anti-istituzionali. 

3) La partecipazione dei giovani è stata determinante ed in parte mi ha sorpreso, visto il mio scetticismo circa le nuove generazioni. Però, evidentemente, si possono mobilitare se si riesce a coinvolgerli su grandi battaglie ideali e valoriali, cosa molto difficile da fare invece nelle elezioni dove prevalgono logiche tattiche e la popolarità dei leader.

4) Ovviamente, c’è stata anche una componente di voto più prettamente politica, in chiave antifascista, antimeloniana ed antitrumpista, nonché di reazione contro la guerra folle in Medio Oriente e le sue conseguenze economiche.

5) Infine, i flussi elettorali sembrano suggerire che non tutti gli elettori hanno seguito i rispettivi partiti nella scelta della leadership del partito stesso. Ma, mentre a sinistra il tasso di adesione al no è stato molto alto, sembrerebbe che, a destra, molti meno elettori di quei partiti abbiano votato per il sì. Evidentemente, neanche agli elettori di destra piaceva granché questa riforma e posso immaginare il perché. 

Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare, ma io credo che la questione fondamentale sia l’estrema difficoltà di trasformare un voto che è stato sicuramente di protesta, anche contro il governo, in un voto di rappresentanza politica, nel senso che in quel no ci sono un sacco di ragioni diverse che risulterà estremamente difficile trasformare in voti per elezioni politiche. Pertanto, vedo ancora la destra favorita, al netto di tutte le cose che possono ancora accadere. 

Ma credo che una conclusione si possa trarre, ossia che hanno perso i “cosiddetti” centristi, che sono stati ambigui, se non apertamente schierati per il sì (e molti loro elettori non li hanno seguiti). Questo referendum dovrebbe essere uno spartiacque, ha vinto la sinistra non il “centro”. E questo fatto potrebbe e dovrebbe essere uno stimolo per perimetrare la coalizione progressista in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, distinguendo chiaramente coloro che non hanno esplicitamente dato indicazioni per il no e coloro che lo hanno fatto. Solo in questo modo riusciremo a recuperare parte di quell’elettorato non strutturato che ha votato no e in particolare quello giovanile. In altri termini: solo sinistra!

Grazie del vostro tempo e a presto. 

Riccardo Tassone”