{"id":4134,"date":"2026-10-29T19:08:50","date_gmt":"2026-10-29T18:08:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pd8.it\/web\/?p=4134"},"modified":"2026-10-29T19:09:25","modified_gmt":"2026-10-29T18:09:25","slug":"la-situazione-internazionale-e-le-sue-ripercussioni-sul-contesto-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pd8.it\/web\/2026\/10\/la-situazione-internazionale-e-le-sue-ripercussioni-sul-contesto-nazionale\/","title":{"rendered":"La situazione internazionale e le sue ripercussioni sul contesto nazionale"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-cover\" style=\"min-height:428px;aspect-ratio:unset;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"614\" class=\"wp-block-cover__image-background wp-image-4135\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-18.48.49-1024x614.jpeg\" data-object-fit=\"cover\" srcset=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-18.48.49-1024x614.jpeg 1024w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-18.48.49-300x180.jpeg 300w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-18.48.49-768x460.jpeg 768w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/WhatsApp-Image-2026-10-29-at-18.48.49.jpeg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><span aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-cover__background has-background-dim\"><\/span><div class=\"wp-block-cover__inner-container is-layout-flow wp-block-cover-is-layout-flow\">\n<p class=\"has-text-align-left has-large-font-size\">Foto di <a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/users\/yuri_b-2216431\/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2401458\">Yuri_B<\/a> da <a href=\"https:\/\/pixabay.com\/it\/\/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2401458\">Pixabay<\/a><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>In occasione del Direttivo di Circolo la nostra Segretaria Adriana Carpenzano ha tenuto una relazione introduttiva sulla situazione internazionale e le ripercussioni sulla situazione nel nostro Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa settimana abbiamo assistito a tre tornate elettorali molto diverse tra loro, in<strong> Serbia, Brasile<\/strong> e <strong>Israele<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre Paesi lontani per storia e condizioni politiche e sociali, ma dai quali emerge un elemento comune: la partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto internazionale segnato dalle guerre, dall&#8217;aumento delle disuguaglianze, dalla concentrazione della ricchezza e del potere e dalla crescente influenza della tecnologia sulla formazione dell&#8217;opinione pubblica, queste elezioni ci ricordano che la partecipazione collettiva pu\u00f2 ancora incidere sulla realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In <strong>Serbia<\/strong>, le elezioni hanno segnato una forte discontinuit\u00e0 politica. La Lista studentesca, nata dal movimento sviluppatosi dopo la tragedia della stazione di Novi Sad, ha ottenuto la maggioranza, interrompendo il lungo predominio politico del blocco guidato da Aleksandar Vu\u010di\u0107.<\/p>\n\n\n\n<p>Il movimento nasce con una forte impronta civica, democratica e anticorruzione, anche se riunisce sensibilit\u00e0 politiche differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci\u00f2 che mi interessa sottolineare \u00e8 soprattutto il <strong>ritorno alla dimensione collettiva<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mobilitazione ci ricorda che i problemi dei singoli possono trovare una risposta politica quando diventano problemi di tutti. La partecipazione non \u00e8 soltanto protesta, ma pu\u00f2 organizzarsi e diventare capacit\u00e0 di cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro elemento interessante: <strong>la centralit\u00e0 del progetto rispetto alla personalizzazione della leadership.<\/strong> La lista non si \u00e8 costruita intorno a un unico leader carismatico.<\/p>\n\n\n\n<p>In un&#8217;epoca nella quale ci viene continuamente raccontato che senza un capo forte e mediaticamente riconoscibile non si possa vincere, l&#8217;esperienza serba suggerisce il contrario: pu\u00f2 essere il progetto comune a costruire la leadership, e non necessariamente il leader a costruire il progetto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le elezioni brasiliane<\/strong> confermano l&#8217;importanza della partecipazione, ma pongono anche un&#8217;altra questione: <strong>il potere delle grandi piattaforme tecnologiche.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso assume particolare rilievo la grave ingerenza di Meta, accusata di aver penalizzato Lula a vantaggio di Fl\u00e1vio Bolsonaro.<\/p>\n\n\n\n<p>I favoritismi digitali sarebbero avvenuti mediante restrizioni ai post di Lula, manipolazioni algoritmiche e altri strumenti propri dell&#8217;intelligenza artificiale. Da qui l&#8217;intervento del Tribunale Superiore Elettorale per garantire condizioni di parit\u00e0 tra i candidati.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione va ben oltre le singole elezioni. Un algoritmo non decide da solo il voto, ma pu\u00f2 decidere quali messaggi vedano milioni di persone, quando li vedano e con quale frequenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Partecipazione e uso consapevole della tecnologia diventano quindi due aspetti della stessa questione democratica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non possiamo abbandonare lo spazio digitale. Dobbiamo pretendere che la politica e le istituzioni democratiche siano capaci di governarlo, garantendo trasparenza degli algoritmi, parit\u00e0 di trattamento e responsabilit\u00e0 delle piattaforme.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Infine, <strong>Israele<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 degli equilibri politici che emergeranno definitivamente dalle urne, un dato appare particolarmente significativo: <strong>l&#8217;elevatissima partecipazione elettorale<\/strong>, compresa quella degli elettori arabo-israeliani.<\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto segnato dalla guerra, dalla violenza e da una fortissima polarizzazione, una parte della popolazione che rischia continuamente di essere marginalizzata ha scelto di utilizzare in massa lo strumento democratico del voto.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo non significa che il cambiamento sia immediato, soprattutto considerando la profondit\u00e0 delle fratture esistenti. Ma <em>dimostra che qualcosa pu\u00f2 muoversi quando le persone decidono di non rinunciare alla propria voce.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questi segnali arrivano all&#8217;interno di un quadro internazionale profondamente preoccupante.<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo uno dei periodi con il maggior numero di conflitti armati dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma non sta aumentando soltanto il numero dei conflitti: sta cambiando anche la loro natura.<\/p>\n\n\n\n<p>La competizione fra potenze e le guerre per procura si accompagnano a una nuova dimensione tecnologica e cognitiva del conflitto. Le guerre si combattono sul terreno, ma anche attraverso la disinformazione, il controllo delle narrazioni, gli attacchi informatici e l&#8217;intelligenza artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p>La capacit\u00e0 di decidere che cosa una societ\u00e0 vede, conosce e discute \u00e8 diventata una forma di potere.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo si aggiunge la crescente concentrazione della ricchezza. Il dato forse pi\u00f9 impressionante \u00e8 che i <strong>dodici miliardari pi\u00f9 ricchi del pianeta possiedono pi\u00f9 ricchezza della met\u00e0 pi\u00f9 povera dell&#8217;umanit\u00e0<\/strong>, cio\u00e8 oltre quattro miliardi di persone.<\/p>\n\n\n\n<p>La concentrazione della ricchezza diventa un problema democratico quando permette a pochissimi individui di controllare mezzi di comunicazione e piattaforme tecnologiche, finanziare la politica e influenzare l&#8217;agenda pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La disuguaglianza economica rischia cos\u00ec di trasformarsi in disuguaglianza politica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E quando milioni di persone iniziano a pensare che la propria voce non conti, che partecipare sia inutile e che la politica non possa modificare concretamente le loro condizioni di vita, si crea proprio quello spazio di paura e frustrazione nel quale crescono autoritarismo e autocratizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 per questo che le elezioni di questi giorni, pur con tutte le loro differenze e contraddizioni, ci consegnano una speranza, ma soprattutto una direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel<strong>la direzione \u00e8 tornare a fare politica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E fare politica significa innanzitutto prendersi cura della partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dobbiamo ricostruire luoghi di partecipazione, essere presenti nei territori, investire nella formazione e costruire una coscienza critica, anche rispetto agli strumenti digitali.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Significa soprattutto ricostruire spazi nei quali i problemi individuali possano diventare problemi collettivi e ricevere risposte collettive.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 una responsabilit\u00e0 che riguarda direttamente anche noi. Da tempo, in questo circolo, affrontiamo molti di questi temi cercando non soltanto di comprendere ci\u00f2 che accade, ma di costruire una visione di societ\u00e0 futura pi\u00f9 giusta ed equa.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte alla competizione tra grandi potenze, alla questione energetica, al ritardo tecnologico europeo e alla frammentazione dell&#8217;ordine internazionale, nessun Paese europeo pu\u00f2 pensare di rispondere da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di un&#8217;Europa con maggiore autonomia energetica, capace di recuperare terreno nelle tecnologie strategiche e soprattutto capace di acquisire una vera dimensione politica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dobbiamo recuperare l&#8217;ambizione del Manifesto di Ventotene, Per un&#8217;Europa libera e unita: non soltanto un&#8217;Europa degli Stati, ma una costruzione politica comune e autenticamente federale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per noi questo significa anche rafforzare l&#8217;unione tra i socialisti europei e avere il coraggio di immaginare un vero partito politico europeo, <strong>superando progressivamente la semplice somma dei partiti nazionali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E significa rafforzare il sindacalismo europeo, perch\u00e9 a un mercato e a imprese ormai transnazionali deve corrispondere una capacit\u00e0 altrettanto europea di rappresentare e tutelare il lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Se dovessimo trovare un filo comune tra Serbia, Brasile e Israele, potremmo quindi riassumerlo in una sola parola:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<strong>Partecipazione<\/strong>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 questo, forse, il compito politico che abbiamo davanti: trasformare la paura e l&#8217;incertezza in partecipazione, la partecipazione in organizzazione, l&#8217;organizzazione in un progetto comune e quel progetto in una nuova prospettiva europea di pace, libert\u00e0, uguaglianza e giustizia sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Una prospettiva che deve permetterci anche di vincere le prossime elezioni e di sconfiggere questo governo. Un governo che, permettetemi di dirlo, esprime una pericolosa cultura autoritaria, che troppo spesso mette in discussione principi e valori sui quali \u00e8 fondata la nostra democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il punto, secondo me, \u00e8 proprio questo: si sta incrinando quel patto sociale e democratico che abbiamo costruito intorno alla Costituzione del 1947.<\/p>\n\n\n\n<p>Le riforme della giustizia, il premierato, l&#8217;autonomia differenziata, la legge elettorale: non possiamo considerarle questioni separate. Dobbiamo leggerle insieme e interrogarci su quale modello istituzionale e quale idea di democrazia disegnino nel loro complesso.<\/p>\n\n\n\n<p>E allo stesso modo dobbiamo guardare alle politiche sulla sicurezza e al modo in cui questo Paese affronta il disagio sociale e giovanile. Siamo arrivati al nono decreto sicurezza mentre continuiamo ad avere una situazione drammatica nelle carceri. E di fronte ai giovani, persino ai giovanissimi, sembra prevalere sempre pi\u00f9 una logica esclusivamente repressiva, invece di quella funzione educativa e di recupero che dovrebbe caratterizzare uno Stato democratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma soprattutto dobbiamo ascoltare quello che sta accadendo fuori dalle istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le persone tornano a mobilitarsi su problemi concreti: la sanit\u00e0 pubblica, l&#8217;istruzione, il diritto alla casa, la precariet\u00e0 del lavoro, i salari, il futuro dei giovani. Sono questioni che per troppo tempo la politica non \u00e8 stata capace di affrontare con sufficiente forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio da qui che dobbiamo ripartire.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra risposta non pu\u00f2 essere soltanto quella di opporci alla destra. Dobbiamo ricostruire un&#8217;alternativa.<strong> Dobbiamo ricostruire quel patto sociale fondato sulla Costituzione, sulla partecipazione, sull&#8217;uguaglianza e sulla dignit\u00e0 delle persone.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 la migliore risposta a ogni spinta autoritaria non \u00e8 soltanto denunciarla. \u00c8 rendere pi\u00f9 forte la democrazia, riportando le persone dentro la politica e dimostrando che attraverso l&#8217;azione collettiva \u00e8 possibile cambiare concretamente le proprie condizioni di vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E allora il nostro compito \u00e8 proprio questo: ricostruire partecipazione, ricostruire comunit\u00e0, ricostruire fiducia e trasformarle in un progetto politico capace di vincere e di governare. <strong>Non soltanto contro qualcuno, ma soprattutto per costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 libera, pi\u00f9 giusta, pi\u00f9 democratica e pi\u00f9 europea.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del Direttivo di Circolo la nostra Segretaria Adriana Carpenzano ha tenuto una relazione introduttiva sulla situazione internazionale e le ripercussioni sulla situazione nel nostro Paese. 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