{"id":4069,"date":"2026-09-07T13:41:41","date_gmt":"2026-09-07T11:41:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pd8.it\/web\/?p=4069"},"modified":"2026-09-07T13:41:42","modified_gmt":"2026-09-07T11:41:42","slug":"t2-%c2%b7-leconomia-partecipata-il-lavoro-al-tavolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pd8.it\/web\/2026\/09\/t2-%c2%b7-leconomia-partecipata-il-lavoro-al-tavolo\/","title":{"rendered":"T2 \u00b7 L&#8217;economia partecipata \u2014 il lavoro al tavolo"},"content":{"rendered":"\n<p><em>6 settembre 2026, dopo la lettura della<a href=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/2026\/09\/partecipazione-economica\/\"> relazione introduttiva.<\/a><\/em><br>Discussione lunga e densa, con interventi di iscritti, dirigenti di circolo, competenze sindacali ed economiche, e almeno una persona non tesserata. Non \u00e8 possibile riportare qui tutti gli interventi: raccogliamo i nodi emersi e il percorso di prosecuzione che il tavolo si \u00e8 dato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-11.04.15.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"490\" src=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-11.04.15-1024x490.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4072\" srcset=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-11.04.15-1024x490.jpeg 1024w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-11.04.15-300x143.jpeg 300w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-11.04.15-768x367.jpeg 768w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-11.04.15-1536x734.jpeg 1536w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2026-09-07-at-11.04.15.jpeg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I nodi emersi<\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Azionariato o codecisione: la distinzione decisiva<\/strong>. La legge di iniziativa Cisl sulla partecipazione viene collocata in una tradizione: il piano Meidner, formulato in Svezia negli anni Settanta, prevedeva che i lavoratori cedessero una quota del salario per alimentare un fondo che nel tempo avrebbe portato alla propriet\u00e0 maggioritaria delle aziende \u2014 il volume si intitolava Il capitale senza padrone. Funzionava in un contesto preciso: imprese nazionali, relazioni sindacali solide e maggioritarie.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;obiezione \u00e8 netta.<strong> La partecipazione azionaria dentro un mercato del lavoro frammentato riproduce la frammentazione.<\/strong> Se in un&#8217;azienda un quarto o un terzo dei lavoratori \u00e8 a termine o interinale, i rappresentanti dei lavoratori-azionisti in consiglio di amministrazione si guarderanno bene dal distribuire i proventi a chi in quel consiglio non \u00e8 rappresentato. Il problema non \u00e8 quanto siamo capaci di rappresentare sul piano economico, ma quanto siamo capaci di <strong>riequilibrare il potere<\/strong>: codecisione, non azionariato. Ed \u00e8 la stessa cosa che dice la co-necessit\u00e0 \u2014 chi \u00e8 necessario perch\u00e9 il valore si produca ha titolo a decidere di quel valore. Non perch\u00e9 possiede una quota: perch\u00e9 senza di lui l&#8217;impresa non esiste.<\/p>\n\n\n\n<p>Due precisazioni dal tavolo completano il quadro. Nella Societ\u00e0 a Partecipazione Integrata i lavoratori <strong>non diventano proprietari azionisti<\/strong>: partecipano al tavolo decisionale in quanto lavoratori, e la comunit\u00e0 in quanto comunit\u00e0. Se il salario si trasforma in capitale, l&#8217;interesse si sposta \u2014 il riferimento \u00e8 al sistema statunitense, dove la previdenza integrativa ha largamente sostituito i fondi pensione aziendali, e il suo risultato dipende dall&#8217;andamento dei mercati.E per lo stesso motivo<strong> il pubblico deve entrare in economia come pubblico, non come azionista<\/strong>: altrimenti cambia la mano che detiene le quote, ma a decidere resta sempre l&#8217;azionista. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Senza un&#8217;idea di economia non c&#8217;\u00e8 un&#8217;idea di societ\u00e0<\/strong>. O il partito riprende il tema della<strong> programmazione economica \u2014<\/strong> guardare in prospettiva e costruire istituzioni capaci di sostenerla \u2014 oppure restano bonus e sgravi fiscali, che non hanno funzionato: il picco di assunzioni \u00e8 durato quanto duravano gli sgravi, e la stessa legge sulla partecipazione \u00e8 stata approvata senza copertura economica. Con il richiamo alla Costituzione come perimetro dentro cui l&#8217;economia si muove, e al precedente storico dei consigli di gestione di Rodolfo Morandi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema torna da un&#8217;altra angolatura nell&#8217;intervento di Pietro Terna. In Italia c&#8217;\u00e8 stata una stagione in cui esistevano tre modelli econometrici \u2014 quello della <strong>Banca d&#8217;Italia<\/strong>, quello della<strong> CGIL<\/strong> e quello della <strong>Confindustria <\/strong>\u2014 e con quelli si discutevano le scelte da fare: \u00absembra fantascienza, ma \u00e8 successo\u00bb. Tre strumenti tecnici in mano a tre soggetti diversi, che rendevano possibile un confronto sui numeri invece che sulle opinioni.<br>E c&#8217;\u00e8 un dato che spiega perch\u00e9 il tema torni ora: la quota del valore aggiunto che va al lavoro \u00e8 oggi intorno al <strong>quarantacinque<\/strong> per cento, mentre era tra il <strong>sessantacinque e il settanta<\/strong>. Il resto non sono profitti: sono <strong>rendite<\/strong>, cio\u00e8 il frutto dell&#8217;essersi impadroniti del pacchetto azionario e di gestirlo finanziariamente. Senza mano pubblica quel divario non si sblocca, e il punto di riferimento per un partito come il PD deve essere programmazione e ruolo del pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quale impresa favorire<\/strong>. Politica industriale selettiva: favorire l&#8217;impresa che investe in innovazione e marginalizzare quella che sta in piedi comprimendo il costo del lavoro \u2014 stimata intorno al venticinque-trenta per cento. Con un&#8217;osservazione che smonta la geografia consueta: non \u00e8 lavoro periferico, sta al centro dell&#8217;economia. In una nota impresa torinese convivono, dentro la stessa struttura, un contratto integrativo con welfare aziendale e attivit\u00e0 \u2014 logistica, pulizie, esternalizzazioni \u2014 che sono lavoro povero. Non a dieci chilometri: dentro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il limite della riduzione dell&#8217;orario<\/strong>. Per una parte dei lavoratori il problema non \u00e8 lavorare meno ma lavorare di pi\u00f9: il part-time involontario, che per le donne riguarda il sessantaquattro per cento dei casi, e chi non supera la soglia della povert\u00e0 lavorativa. E c&#8217;\u00e8 una seconda cautela: l&#8217;Italia non \u00e8 la Germania n\u00e9 la Francia, ha un substrato di piccole imprese, e una riduzione applicata senza distinzioni non regge. Da un altro intervento arriva per\u00f2 anche un modello concreto \u2014 nel servizio sanitario britannico, tre turni da dodici ore per trentasei ore settimanali considerate tempo pieno, con meno esaurimento, quattro giorni liberi, stesso stipendio, e la necessit\u00e0 di aggiungere una persona ogni tre, quindi occupazione in pi\u00f9. La sanit\u00e0 come terreno dove sperimentare gli orari.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La conciliazione non \u00e8 materia di sola contrattazione.<\/strong> Se non si tengono presenti gli impegni di cura, il problema del tempo lo pone solo met\u00e0 della citt\u00e0. Asili, trasporti e orari di lavoro andrebbero negoziati insieme: se il turno comincia alle sei e l&#8217;autobus passa alle cinque e mezza, non \u00e8 un problema di orario ma di mobilit\u00e0. Da qui l&#8217;ipotesi di piani di conciliazione interaziendali, nidi e servizi condivisi, finanziabili con fondi interprofessionali o misure regionali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 l&#8217;economia partecipata \u00e8 invisibile<\/strong>. Non \u00e8 che non esista: \u00e8 che non ha un nome riconoscibile. Cooperative, comunit\u00e0 energetiche, societ\u00e0 partecipate, imprese recuperate dai lavoratori, mutualismo, fondazioni. La Citt\u00e0 ha istituito un registro delle comunit\u00e0 energetiche, e che cosa siano non lo sa quasi nessuno. Quando un terzo dei rispondenti dice di non conoscere nessuna esperienza, il problema \u00e8 nostro: non siamo riusciti a comunicare cose che sono gi\u00e0 nostre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La formazione come condizione della partecipazione<\/strong>. Il nodo pi\u00f9 forte della seconda parte, e riguarda direttamente le risposte che chiedevano \u00abnon un premio, ma un posto dove si decide\u00bb. Chi non sa leggere un bilancio, un piano industriale o un contratto di rete, in quegli organismi ci sta senza trattare: \u00e8 <strong>il modo pi\u00f9 elegante per svuotare la partecipazione<\/strong>. La formazione non viene prima e la partecipazione dopo: devono essere contemporanee \u2014 ci si forma partecipando e si partecipa formandosi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il salto tecnologico e chi lo governa<\/strong>. Un intervento porta la questione oltre l&#8217;orizzonte del tavolo: entro pochi anni il calcolo quantistico render\u00e0 obsoleta buona parte della sicurezza informatica attuale; i centri di calcolo consumano energia, e l&#8217;Italia ha un potenziale geotermico stimato in pi\u00f9 volte il proprio fabbisogno. Da qui una proposta di politica industriale: un istituto pubblico per l&#8217;intelligenza artificiale e il calcolo quantistico, un incubatore pubblico di imprese nascenti, e un modello linguistico italiano \u2014 oggi quello disponibile \u00e8 costruito sopra un modello proprietario straniero. I modelli vanno sviluppati in locale, perch\u00e9 <strong>i dati restano dove sono i modelli<\/strong>. E come esiste una banca dei contratti, dovrebbe esistere una banca pubblica dei dati.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La regola europea come argine alla delocalizzazione. <\/strong>Ogni tentativo di imporre un salario minimo o condizioni migliori spinge alla delocalizzazione, almeno per le imprese medie e grandi. La proposta: ragionare in ottica europea, con regole e fiscalit\u00e0 comuni che rendano svantaggioso spostarsi, e con l&#8217;esclusione dal mercato europeo come sanzione \u2014 sapendo che questo richiede il superamento del diritto di veto.<br><strong>Il finanziamento dei partiti come prerequisito<\/strong>. Finch\u00e9 i partiti dipendono da equilibri finanziari esterni, hanno le mani legate su qualsiasi programma. \u00c8 stata definita \u00abla battaglia madre\u00bb. Con una precisazione raccolta subito: l&#8217;articolo 49 della Costituzione non riguarda solo il finanziamento ma anche le garanzie democratiche interne, cio\u00e8 statuti che garantiscano processi democratici. E con una frase che vale la pena non perdere: \u00ababbiamo dimenticato una parola, lavorare per sognare\u00bb \u2014 detta da chi \u00e8 figlia di un operaio che con quel lavoro aveva potuto emanciparsi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come si prosegue<\/h2>\n\n\n\n<p>Il tavolo si \u00e8 dato tre compiti, e li ha affidati.<br><strong>Primo: la mappa<\/strong>. Costruire una mappa operativa \u2014 non accademica \u2014 delle esperienze di economia partecipata sul territorio torinese, fatta insieme dai circoli e dalle organizzazioni sindacali. Non un censimento: uno strumento di riconoscimento, perch\u00e9 se duecento esperienze si dessero lo stesso segno diventerebbero visibili come una cosa sola \u2014 un segno sulla porta, come accade per altri marchi.<br>Il nome proposto al tavolo \u00e8 stato \u00abimprese a propriet\u00e0 diffusa\u00bb. Vale la pena rimetterlo in discussione, perch\u00e9 nomina la propriet\u00e0 proprio nel giorno in cui il tavolo ha stabilito che la questione non \u00e8 la propriet\u00e0 ma la decisione. Se un segno deve dire che cosa queste esperienze hanno in comune, quella cosa non \u00e8 una propriet\u00e0 distribuita: \u00e8 una <strong>co-necessit\u00e0 riconosciuta<\/strong>.<br><strong>Secondo: il terreno pilota<\/strong>, con nome e cognome. La scelta tra comunit\u00e0 energetica di quartiere e societ\u00e0 partecipata dal pubblico \u00e8 stata riqualificata: non \u00e8 una questione di merito ma di metodo \u2014 si sceglie quella che si \u00e8 concretamente in grado di far partire. E le societ\u00e0 partecipate sono state indicate come terreno da non lasciare com&#8217;\u00e8: oggi descritte come luogo di collocazioni manageriali discutibili, sono invece il posto dove il pubblico ha gi\u00e0 la leva per cambiare le regole. A livello nazionale vale lo stesso per le imprese energetiche a partecipazione pubblica, dove si concentrano i profitti maggiori e di cui, si \u00e8 osservato, non si parla mai.<br><strong>Terzo: un percorso formativo<\/strong>. Senza strumenti per leggere un bilancio o un piano industriale, la partecipazione resta nominale. La formazione va costruita insieme alla sperimentazione, non prima.<br><strong>A chi sono affidati<\/strong>. Il compito di raccogliere questi contributi e trasformarli in una proposta di attivit\u00e0 \u2014 formazione e sperimentazione di partecipazione economica \u2014 \u00e8 stato affidato al responsabile del forum lavoro e formazione della segreteria metropolitana, insieme al coordinamento dei circoli non appena sar\u00e0 nominato il coordinatore. Con un obiettivo immediato: <strong>organizzare il forum tecnologia e lavoro<\/strong> partendo dall&#8217;esperienza dei circoli e dai questionari, riprendendo il punto rimasto sospeso nel documento in dieci punti sul lavoro.<br><strong>Una proposta da sondare.<\/strong> Resta sul tavolo, come possibilit\u00e0 da verificare, quella arrivata dal questionario e ripresa nella relazione: un <strong>tavolo di lavoro permanente<\/strong> tra operatori economici del territorio, organizzazioni sindacali e amministrazioni locali, su programmi e obiettivi comuni di sviluppo. \u00c8 la sede in cui la programmazione di cui si \u00e8 discusso smetterebbe di essere un principio e diventerebbe una pratica, e va sondata prima di scartarla o di darla per fatta.<br><strong>Verso l&#8217;amministrazione.<\/strong> In parallelo, portare alla giunta comunale proposte operative e concrete per contrastare le asimmetrie del lavoro povero in citt\u00e0, socializzando la proposta gi\u00e0 inoltrata \u2014 anche per sollecitarne una risposta \u2014 e costruendo tavoli di negoziazione e di programmazione.<br><strong>Una scadenza, e un riscontro atteso.<\/strong> \u00c8 stato detto con chiarezza che l&#8217;ascolto deve avere un termine, e che dai tre tavoli ci si aspetta un riscontro. \u00c8 lo stesso impegno assunto al primo tavolo: entro ottobre.<br><strong>Una nota sul linguaggio.<\/strong> L&#8217;anno prossimo ci sono le elezioni, locali e nazionali. Se i circoli non traducono questi ragionamenti in messaggi comprensibili, il lavoro resta dentro i forum e non arriva a nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>6 settembre 2026, dopo la lettura della relazione introduttiva.Discussione lunga e densa, con interventi di iscritti, dirigenti di circolo, competenze sindacali ed economiche, e almeno una persona non tesserata. Non \u00e8 possibile riportare qui tutti gli interventi: raccogliamo i nodi emersi e il percorso di prosecuzione che il tavolo si \u00e8 dato. 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