{"id":3359,"date":"2025-01-20T18:18:24","date_gmt":"2025-01-20T17:18:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pd8.it\/web\/?p=3359"},"modified":"2025-01-20T18:23:49","modified_gmt":"2025-01-20T17:23:49","slug":"forum-lavoro-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pd8.it\/web\/2025\/01\/forum-lavoro-2\/","title":{"rendered":"Forum Lavoro"},"content":{"rendered":"\n<p>Il forum lavoro metropolitano ha predisposto un documento con l&#8217;obiettivo di individuare una visione complessiva sui diversi nodi che attagliano il mondo del lavoro oggi. Con il documento che qui di seguito riportiamo, il forum intende raccogliere i contributi dei Circoli per predisporre una conferenza tematica a livello Regionale. I contributi devono essere inviati a <em>roberto@cavaglia.eu<\/em> in qualit\u00e0 di coordinatore del forum , se vorrete inviarli anche a <em>redazionepd8@gmail.com<\/em>  saremo contenti di raccoglierli e magari pubblicarli in queste pagine.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1000081547-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"473\" src=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1000081547-1024x473.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3360\" srcset=\"https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1000081547-1024x473.jpg 1024w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1000081547-300x139.jpg 300w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1000081547-768x355.jpg 768w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1000081547-1536x710.jpg 1536w, https:\/\/www.pd8.it\/web\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/1000081547-2048x946.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>UN PD CHE SI IMPEGNA A SCIOGLIERE I \u201cNODI\u201d SUL LAVORO <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>DIECI SFIDE PER LO SVILUPPO.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro Paese registriamo, dopo l\u2019effetto PNRR sul PIL, una crescita che ritorna bassa.  La variazione per l\u2019intero anno 2024 \u00e8 stata stimata tra lo 0,4% e lo 0,6% a seconda delle fonti e delle revisioni dei dati. Ottobre si \u00e8 chiuso con la notizia di un PIL sostanzialmente fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>In Piemonte nel secondo trimestre del 2024 si era gi\u00e0 registrata una flessione dello 0,7%. Ma il Piemonte in questi ultimi anni pur crescendo, poco (+0,65), \u00e8 cresciuto molto meno di tutte le altre regioni del Centro Nord (fonte: CGIA su dati Prometeia). Ma il confronto con l\u2019Europa \u00e8 impietoso perch\u00e9 la nostra regione si colloca all\u2019 89 posto per PIL pro capite. (fonte: Eurostat).<\/p>\n\n\n\n<p>Se non verranno affrontati i \u201cnodi\u201d strutturali del sistema produttivo e del mercato del lavoro al massimo si continuer\u00e0 a galleggiare in una situazione di piccoli aumenti quantitativi dell\u2019occupazione, senza fare quel salto qualitativo della stessa, indispensabile per dare un forte sviluppo al PIL, altrimenti destinato, come riconosce il Piano Strategico di Bilancio inviato a Bruxelles dal Governo italiano, a restare a livello di zero virgola fino al 2030.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma sappiamo comunque che il benessere non \u00e8 il PIL!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>modello di sviluppo<\/strong> nato verso la fine degli anni \u201990 oggi \u00e8 evidente a tutti che non funziona, perch\u00e9 genera una crescita bassa, lavoro povero e salari troppo bassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>modello che per essere competitivi bisogna svalutare i salari<\/strong> \u00e8 durato troppo a lungo. E\u2019 il modello che svaluta il costo del lavoro per guadagnare competitivit\u00e0. Questo \u00e8 la <strong>narrazione tossica<\/strong> che ci ha perseguitato dal 1990 in avanti. Paghiamo poco le persone cos\u00ec abbiamo costi pi\u00f9 bassi e diventiamo competitivi.  \u00c8 necessario cambiare o almeno migliorare il modello economico. Tutto nasce dalla normativa proliferata in quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi il <strong>lavoro povero \u00e8 diventato un fenomeno strutturale, e non si risolve se non si interviene sui salari, che sono troppo bassi.<\/strong> Avere un lavoro dignitoso deve essere un punto fondamentale della nostra proposta.<\/p>\n\n\n\n<p>La perdita del potere d\u2019acquisto verificatasi in questi anni lo dimostra ampiamente. In 30 anni i salari sono aumentati del 2,7% laddove in Francia e Germania sono aumentati del 30%. Situazione paradossale ed insostenibile. In sintesi, se i salari sono bassi, bisogna aumentarli. Prima di tutto, \u00e8 necessario rinnovare i contratti nazionali. Sono milioni i lavoratori che devono firmare i contratti e bisogna cominciare seriamente a riflettere su come andare oltre la semplice tutela del potere d\u2019acquisto, oltre l\u2019inflazione. Oggi l\u2019inflazione \u00e8 al 17,0%, ed \u00e8 evidente che c\u2019\u00e8 una continua erosione dei salari, che continuer\u00e0 perch\u00e9 il governo, nella legge di bilancio, ha previsto un aumento del 5,7%.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima questione \u00e8 quindi il potere d\u2019acquisto. \u00c8 urgente trovare meccanismi che incentivino la rinegoziazione regolare dei contratti collettivi. <strong>Tuttavia, tutti i contratti, anche quelli rappresentativi, devono prevedere un salario minimo che non scenda sotto i 9 euro l&#8217;ora.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il salario minimo aiuta a rafforzare la contrattazione sana a combattere i contratti pirata ed i micro sindacati. A questo proposito, \u00e8 fondamentale sostenere la legge sulle rappresentanze sindacali (dei circa 1.000 contratti esistenti, solo meno di 1\/3 sono stati firmati da CGIL, CISL e UIL) per fermare la deriva dei contratti pirata, soprattutto in settori particolari come i trasporti e la logistica. \u00c8 anche necessario ridurre il numero dei contratti e cercare di unificarli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Si pone quindi un problema cruciale di recupero dell\u2019inflazione.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>La stessa Banca d\u2019Italia afferma che ci sono margini per un recupero. Non bisogna dimenticare che nei paesi OCSE le leggi sul salario minimo hanno tenuto per quanto concerne l\u2019inflazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il lavoro povero \u00e8 anche lavoro nero, che \u00e8 un lavoro \u201cpoverissimo\u201d.<\/strong> Il caporalato, in settori come l\u2019agricoltura, costringe le persone a condizioni di vita subumane. <strong>Il bacino del lavoro nero \u00e8 alimentato prevalentemente da lavoratori stranieri.<\/strong> Questa \u00e8 un\u2019altra questione delicata. Dobbiamo iniziare a pensare a una forza lavoro multietnica nel nostro Paese. La questione degli stranieri non \u00e8 solo un problema umanitario e culturale (quindi politiche di integrazione serie), ma anche economico. Dobbiamo comprendere che le fasce di et\u00e0 centrale della popolazione attiva sono sempre pi\u00f9 esigue, con un numero sempre minore di giovani, mentre la forza lavoro \u00e8 invecchiata. \u00c8 necessario regolarizzare, formare, qualificare e integrare i lavoratori stranieri, rafforzando il sistema dei CPIA (per l&#8217;alfabetizzazione) e la formazione professionale (per la qualificazione e specializzazione). Sarebbero necessarie serie politiche di inclusione che questo Governo non ha la sensibilit\u00e0 per farle. <strong>Ecco perch\u00e9 \u00e8 urgente introdurre lo Ius Scholae, uno strumento fondamentale per favorire questa transizione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La precariet\u00e0<\/strong> nel nostro Paese <strong>\u00e8 aumentata in modo esponenziale. Ci sono oggi ormai 46 forme contrattuali diverse (compresi i Voucher, ripristinati in una nuova forma dal governo in carica). <\/strong>Troppo precariato e troppa discontinuit\u00e0 nel lavoro! In Piemonte solo 1 lavoratore su 4 ha un contratto stabile (fonte: Report CPI del Piemonte 2023). <\/p>\n\n\n\n<p>Potremmo definirlo <strong>\u201cLavoro senza speranza\u201d<\/strong> perch\u00e9 non permette, in particolare ai giovani, di programmarsi il futuro. Se vogliamo parlare ad esempio del lavoro a chiamata c\u2019\u00e8 una inquietante copertina dell\u2019Economist del 30 dicembre 2014 che rappresentava un rubinetto d\u2019oro da cui sgorgavano autisti, medici, badanti, manager, camerieri\u2026 l\u2019immagine rappresentava in modo efficace la diffusione di questa forma di lavoro <strong>con lavoratori a disposizione come l\u2019acqua di un rubinetto che si apre e si chiude a piacimento.<\/strong> Per queste ragioni dobbiamo invertire la rotta!<\/p>\n\n\n\n<p>Le <strong>170.000 dimissioni<\/strong> registrate in Piemonte nel 2023, prevalentemente di giovani, ci stanno ad <strong>indicare che qualcosa non va<\/strong> e vengono date le dimissioni non solo per il salario che abbiamo visto rimane basso ma anche per l\u2019assenza di gratificazione nel posto di lavoro (fonte: Report CPI del Piemonte 2023). <strong>Domandiamoci veramente cosa sta accadendo ai nostri giovani in questo mercato del lavoro.<\/strong> Le prospettive di carriera non sono soddisfacenti ed i giovani italiani sono relegati sempre pi\u00f9 nei livelli inferiori delle gerarchie aziendali.<\/p>\n\n\n\n<p>E questo riguarda anche la nostra PA. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una mobilit\u00e0 pazzesca di giovani che vincono concorsi e se non sono soddisfatti dopo un po\u2019 di mesi cambiano posto di lavoro (Inps, Agenzie delle entrate, Comuni, Enti strumentali\u2026). Cosa sta succedendo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi? Qui si attivano concorsi, si parla di una nuova stagione di reclutamento per la PA ma la PA va digitalizzata e la digitalizziamo pagando gli informatici 1.300 euro al mese? E poi non pensiamo che non ci sia precarizzazione anche nella PA. In molte amministrazioni manca un terzo dell\u2019organico ed i contratti a tempo sono cresciuti del 31,0% in tre anni (fonte fp CGIL). Poi ci sono in Piemonte 33.915 giovani che si inventano il lavoro e si aprono una Partita IVA. Sono tutti sintomi che nel lavoro dipendente c\u2019\u00e8 qualcosa che non funziona. Anche se in questo caso si pone il problema delle finte Partite IVA (che prudentemente stimiamo tra il 20-25% nella nostra Regione).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il problema \u00e8 proprio la qualit\u00e0 del lavoro insomma abbiamo lavoro povero, insicuro e senza futuro.<\/strong> Aumenta l\u2019economia da bar legata a settori con scarsa produttivit\u00e0 e salari soffocati. Meno di 5 ore medie lavorate al giorno. Troppe Partite Iva e troppi lavori precari.<\/p>\n\n\n\n<p>E che dire poi dei <strong>190.728 disoccupati amministrativi<\/strong> registrati nel 2023, il 50,0% con bassi livelli di istruzione? <strong>Qui risulta abbastanza evidente che la questione delle donne \u00e8 centrale. <\/strong>Al di l\u00e0 del Part Time involontario che ne vede coinvolte circa la met\u00e0, dall\u2019analisi dei dati risulta che le donne oltre a crescere in maniera inarrestabile dal 2018 nella disoccupazione risultano prevalenti con il 55,0% di presenza tra i disoccupati amministrativi. Sono pi\u00f9 attive nel mercato del lavoro (firmano ad esempio pi\u00f9 Patti di servizio degli uomini) ma poi risultano molte meno tra le persone assunte. (fonte: Report CPI del Piemonte). Delle 497.107 Persone assunte nel 2023 le donne sono il 48,6%. (fonte: report CPI del Piemonte).<\/p>\n\n\n\n<p>Malgrado l\u2019importante Programma Garanzia Occupabilit\u00e0 Lavoratori, la politica attiva del lavoro realizzata e partita nel 2022, abbia decisamente organizzato meglio i servizi dei CPI piemontesi registra nel <strong>Percorso 4 quello dell\u2019inclusione sociale solo il 5,0% di Beneficiari. Dimostrando ancora una volta che gli interventi sono pi\u00f9 quantitativi che qualitativi. I fragili non sono presi in carico in maniera sufficiente. <\/strong>Lo stanno anche a dimostrare i <strong>108.342<\/strong> <strong>Neet<\/strong> (fonte: Istat Data) che avrebbero bisogno di interventi personalizzati e non standardizzati. Per certi versi aveva funzionato meglio il Programma Garanzia Giovani che ne aveva presi in carico il 26,0%. Su questi soggetti bisognerebbe probabilmente utilizzare la strada scelta dalla Regione Lombardia dove \u00e8 stato siglato tra la Regione Lombardia, l&#8217;ufficio scolastico regionale e i Comuni un protocollo di Intesa che prevede dentro il programma Gol la presa in carico dei Neet da parte dei CPIA.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019assenza di un indirizzo politico che prenda in considerazione i soggetti pi\u00f9 fragili dal punto di vista sociale e del mercato del lavoro <strong>pone il problema della importante infrastruttura pubblica delle politiche attive del lavoro dei Centri per l\u2019Impiego del Piemonte<\/strong> che dopo l\u2019avvio dei Concorsi a partire dal 2018 si \u00e8 notevolmente rafforzata (quasi 900 operatori) ma in assenza di un indirizzo politico che si occupi di questi soggetti pi\u00f9 svantaggiati oggi opera prevalentemente sulla quantit\u00e0 degli interventi e molto meno sulla qualit\u00e0. Per altro la qualit\u00e0 dovrebbe essere realizzata dai percorsi \u201cbrevi\u201d di formazione in mano alle Agenzie private di cui tra l\u2019altro non conosciamo gli esiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per i pi\u00f9 bisognosi cio\u00e8 quelli che provenivano dal Reddito di Cittadinanza il Governo sembra aver studiato un sistema di formazione che sembra costruito apposta per non funzionare. Il cosiddetto <strong>Sostegno Formazione Lavoro<\/strong> in vigore da poco pi\u00f9 di un anno ha coinvolto meno di 90.000 persone in Italia (tra 500.000 persone potenzialmente occupabili) hanno fatto domanda per il sistema di formazione da 350 euro al mese per pochi mesi e solo 48.000 sono stati gli effettivi beneficiari. <strong>Questa che avrebbe dovuta essere la nuova politica attiva del lavoro risulta fallimentare.<\/strong> Molti non riescono a riceverlo e non si sta rivelando utile a trovare lavoro, eppure ha sostituito il Reddito di cittadinanza proprio per quello. In Piemonte ha coinvolto pochissime persone circa 2.039 (fonte: Report CPI del Piemonte 2023). La drastica riduzione dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza ha peggiorato drasticamente la situazione aumentando comunque il numero delle persone in povert\u00e0 assoluta. E pensare che tra il 2019 ed il 2023 sono stati ben 218.921 i beneficiari del reddito di Cittadinanza. A livello regionale si stima che circa 109.757 persone siano in difficolt\u00e0 economica e si evidenzia l\u2019urgenza di interventi sociali (fonte: Istat Data). In Piemonte, i dati pi\u00f9 recenti indicano che la povert\u00e0 assoluta ha continuato a crescere, soprattutto a causa dell&#8217;incremento dei costi della vita (alimentari, energia, &#8230;) e delle difficolt\u00e0 legate alla pandemia e alla crisi economica. E\u2019 pi\u00f9 che evidente che la somma di Assegno di Inclusione e Sostegno formazione lavoro \u00e8 bel lontana da coprire la quota di persone in difficolt\u00e0, rispetto alla platea protetta in precedenza dal Reddito di cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora per\u00f2 non si capisce come \u00e8 possibile che in Piemonte i Centri per l\u2019impiego fortemente rafforzati dal 2016 siano immobilizzati su questi importanti aspetti del disagio sociale<strong>. <\/strong><strong>Non si fa abbastanza su certi target per l\u2019assenza di un indirizzo politico che non pensa realmente n\u00e8 ai pi\u00f9 poveri, n\u00e8 ai pi\u00f9 fragili.<\/strong> Oggi i CPI sono diventati il mercato degli enti che fanno formazione. Una formazione sempre meno mirata alle esigenze delle imprese in una epoca veloce trainata dall\u2019 AI e dalle piattaforme digitali. <strong>Ma d&#8217;altronde come pu\u00f2 un ente come Agenzia Piemonte Lavoro che ha la gestione dei CPI avere un indirizzo tecnico-politico quando manca la testa. Non ha infatti un CDA, non ha un numero adeguato di dirigenti e non ha un presidente.<\/strong> Poi ancor peggio capire come hanno inciso i percorsi formativi di 150 e 600 ore dal punto di vista occupazionale. Non si hanno dati dei 28.306 avviati in formazione al giugno del 2024 in Piemonte. (fonte: Report Inapp del giugno 2024).<\/p>\n\n\n\n<p>Il sindacato italiano, insieme alle mobilitazioni e agli scioperi, ha avanzato diverse ipotesi di riequilibrio dei rapporti tra lavoro impresa: la proposta di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione della CISL, la proposta della CGIL sulla Carta dei diritti universali del lavoro e pi\u00f9 recentemente la raccolta di 4 milioni di firme per quesiti referendari finalizzati ad abrogare le norme sulla precariet\u00e0 dei rapporti di impiego e sulla de-regolazione del sistema degli appalti. \u00c8 necessario invertire la tendenza alla liberalizzazione al margine del mercato del lavoro che ha reso pi\u00f9 vulnerabili milioni di lavoratrici e lavoratori, determinando una condizione di impoverimento strutturale. Una tendenza che l\u2019attuale collegato lavoro alla legge di bilancio non solo non intende contrastare, ma rafforza con interventi che aumentano incertezza e ricattabilit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Fare una riflessione ad ampio raggio sul lavoro non pu\u00f2 dimenticare di capire la prospettiva, insomma, su cosa succeder\u00e0 in un futuro prossimo sul lavoro perch\u00e9 le nuove tecnologie, in particolare l&#8217;AI generativa e il lavoro da piattaforma, stanno trasformando il mercato del lavoro, e spesso l&#8217;Italia \u00e8 in ritardo nel governare questi cambiamenti. Gli algoritmi, che gi\u00e0 regolano il lavoro di molti, dai rider a molti altri settori, pongono interrogativi su come influiranno sulle condizioni lavorative e sull&#8217;occupazione. \u00c8 fondamentale che questi processi vengano governati e non ci sfuggano, perch\u00e9 potrebbero generare disastri. Gli algoritmi ormai governano il mercato del lavoro, non solo per i rider, ma anche per lavoratori in altri settori. \u00c8 questo il lavoro del futuro? Peggiorer\u00e0 o migliorer\u00e0 le condizioni dei lavoratori? \u00c8 una domanda che \u00e8 lecito porsi, soprattutto per un Partito che guarda al futuro. Gli algoritmi devono essere trasparenti e comprensibili dalle rappresentanze sindacali, ma il governo attuale ha ridotto questa possibilit\u00e0 con il decreto del primo maggio, aumentando la precariet\u00e0. Purtroppo, al momento, questi algoritmi non sono conoscibili, e la norma voluta da questo governo li rende ancora pi\u00f9 inaccessibili, sostenendo che facciano parte del brevetto industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltretutto gli algoritmi non sono neutri: riproducono discriminazioni di genere, razza e altre che affrontano difficolt\u00e0 legate alla religione o al genere. Inoltre, l\u2019AI nel reclutamento perpetua disuguaglianze, distorcendo le scelte. L&#8217;innovazione tecnologica, pur aumentando la produttivit\u00e0, solleva la questione di chi ne beneficia. Oggi, sono gli algoritmi a governare il lavoro, e il rischio \u00e8 che ci\u00f2 porti a una maggiore disoccupazione e disuguaglianze, a meno che non vengano distribuiti equamente i benefici dell&#8217;innovazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio in relazione agli effetti che l&#8217;innovazione digitale, in particolare quella legata all&#8217;AI generativa, pu\u00f2 avere sul mercato del lavoro e sull&#8217;occupazione, \u00e8 urgente introdurre <strong>una norma che regoli la riduzione dell&#8217;orario di lavoro a parit\u00e0 di salario<\/strong>, un tema cruciale non solo per l&#8217;organizzazione e la qualit\u00e0 del lavoro, ma anche per il benessere delle persone. Conciliare i tempi di vita e di lavoro deve essere una priorit\u00e0, soprattutto in un periodo di rivoluzione digitale. \u00c8 necessario anche legare l&#8217;accesso agli aiuti pubblici a investimenti in innovazione e formazione, evitando che l&#8217;automazione riduca l&#8217;occupazione senza un adeguato riadattamento del lavoro. <strong>La riduzione dell&#8217;orario di lavoro \u00e8 una misura che deve essere esplorata attraverso un processo articolato di confronto e sperimentazione<\/strong>, con soluzioni diverse come la riduzione dei giorni lavorativi o della durata giornaliera.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 necessario dunque un nuovo <strong>Patto sociale<\/strong> tra lavoratori, imprese ed istituzioni che implementi i principi sanciti dalla nostra Costituzione: libert\u00e0, lavoro, benessere in un contesto attento a preservare il patrimonio ambientale in cui viviamo. Apriamo un confronto aperto con le diverse componenti sociali della nostra Regione che sentono l\u2019esigenza e l\u2019urgenza di affrontare le trasformazioni climatiche, demografiche e digitali per gestire i cambiamenti gi\u00e0 in atto provando a ricercare tutti i possibili momenti di sintesi. Condividiamo il pi\u00f9 possibile queste idee favorendo il processo di coscienza dei cittadini affinch\u00e8 si predispongano ad una partecipazione consapevole e attiva.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il forum lavoro metropolitano ha predisposto un documento con l&#8217;obiettivo di individuare una visione complessiva sui diversi nodi che attagliano il mondo del lavoro oggi. Con il documento che qui di seguito riportiamo, il forum intende raccogliere i contributi dei Circoli per predisporre una conferenza tematica a livello Regionale. 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