Perché  il 25 Novembre?

Un po’ di informazione non guasta e siccome nemmeno tutte le donne sembrano sapere perché il 25 novembre  è stato scelto come giornata internazionale contro la violenza sulle donne cercheremo di raccontarlo.

La scelta,  viene fatta  a Bogotà nel 1980, dove si tenne il primo incontro femminista internazionale. Le partecipanti accettarono la proposta della delegazione Dominicana di rendere omaggio alle sorelle Mirabal brutalmente assassinate il 25 novembre del 1960 per ordine del dittatore Trujillo; la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne viene istituita solo il 17 Dicembre 1999.

La storia

Custode della memoria è Dedè, la quarta nella famiglia Mirabal, che si occupò dei sei nipoti rimasti orfani; afferma di essere sopravvissuta solo per ”raccontare la loro vita”. Celebra il loro ricordo e il loro operato politico con il libro di memorie “Vivas in su jardin”.  Julia Alvarez omaggia la memoria delle sorelle con il romanzo “Il tempo delle farfalle”  da cui è stato tratto il film “In the time of the Butterfly”, che ripercorre la storia di Minerva, Patria e Maria Teresa. Le tre donne dedicarono la loro vita a denunciare le atrocità di uno dei regimi più oscuri e spietati della modernità, la dittatura di Rafaèl Leònidas Trujillo.

Nel 1949 durante la festa di San Cristobal, Minerva, di fronte a  tutti si alzò attaccando il regime, dando un nome alle violenze di stato, alle vittime e ai carnefici, sfidando la censura e Trujillo. Così inizia la militanza delle tre hermanas. La loro storia si intreccia con la resistenza antitrujillista. Negli anni ’50 portarono avanti una strenua opposizione alla dittatura, organizzandosi in nuclei operativi.

La ribellione e l’impegno di queste tre giovani donne di fronte alle atrocità del regime, prende via con la costituzione nel 1960 del Movimento 14 Giugno, sotto la direzione di Manolo Travares Justo (marito di Minerva), dove usarono come nome in codice Las Mariposas (Le Farfalle).

Questo gruppo politico clandestino, si espanse in tutto il paese, venne strutturato attraverso nuclei i quali combatterono la dittatura. Nel gennaio del 1960, il movimento venne scoperto dalla polizia segreta di Trujillo e i membri del movimento vennero perseguitati e incarcerati, tra cui le sorelle Mirabal e i loro mariti. Le sorelle vennero liberate alcuni mesi dopo grazie alla pressione internazionale, ma i loro coniugi restarono reclusi. Il 25 novembre 1960, le sorelle Mirabal, andarono a fare visita ai mariti, trasferiti nel carcere della città di Puerto Plata.  Le tre donne caddero in un’imboscata degli agenti del servizio segreto militare. Portate in una piantagione di canna di zucchero vennero massacrate, bastonate e strangolate, i loro corpi vennero poi rimessi nel veicolo sul quale stavano viaggiando che venne fatto precipitare per un dirupo per simulare un incidente . Pare che in una visita a Salcedo, città delle Mirabal, Trujillo abbia affermato ”Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal.’’

La loro morte getta il paese in un lutto rabbioso. Trujillo aveva soffocato il grido ribelle di quelle donne con la feroce violenza tipica del suo regime. Nonostante la spietata censura, la storia de Las Mariposas ispira il popolo. L’opinione pubblica mondiale solidarizza con la resistenza dominicana, le coscienze si svegliano; il popolo comprende che la commozione non basta e agisce. A un anno dalla morte delle tre sorelle, Trujillo viene assassinato.  Finisce il regime. Minerva, Maria Teresa e Patria sono state uccise per le loro idee politiche e perché non avevano paura a gridarle in piazza anzi,  pensavano fosse un dovere. Ma sono state uccise anche perché il loro essere donne irritava il regime. Andavano all’università, guidavano la macchina, partecipavano a riunioni maschili. I loro orari, la loro camminata, lo sguardo diretto, la loro sfrontata femminilità indispettiva Trujillo, lo spaventava; e non riuscendo a fermarle, non sapendo come contenere quelle donne, le uccise.

‘’Durante un’epoca di predominio dei valori tradizionalmente maschili di violenza, repressione e forza bruta, dove la dittatura non era altro se non l’iperbole del maschilismo, in questo mondo maschilista si erse Minerva per dimostrare fino a che punto ed in quale misura il femminile è una forma di dissidenza.’’

(il tempo delle farfalle).

Ecco perché il 25 novembre; per celebrare la forza ispiratrice di queste tre donne. La loro memoria viene chiamata a simboleggiare tutte quelle donne che vivono abusi, soprusi, umiliazioni, violenza fisica fino all’ annientamento finale, la morte. La Repubblica Dominicana propose questa commemorazione in Colombia al primo Incontro Internazionale Femminista. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ratificò la proposta dominicana ufficializzandola come un evento internazionale e invitando tutti i paesi a stringersi intorno a queste figure femminili.

Nel 2005 la Marcia Mondiale delle Donne invitava tutte le donne ad appendere alle finestre un lenzuolo con scritto: Mai più violenza sulle donne; ma nonostante associazioni femminili e centri antiviolenza continuino a richiamare l’attenzione della società e delle istituzioni, il fenomeno non accenna a diminuire; esiste in tutti i paesi,  attraversa tutte le culture, le classi, i livelli d’istruzione, di reddito e tutte le fasce di età; è  un fenomeno ancora poco denunciato e documentato.

In Italia solo dal 2005 alcuni Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrarla. Nel 2007 ben 100.000 donne hanno manifestato a Roma Contro la violenza sulle donne essendo inoltre questa  la prima manifestazione su tale argomento che ricevette una forte attenzione mediatica. Centinaia sono le iniziative che attualmente  in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.

Molte donne non hanno la consapevolezza di essere vittime di un abuso e non denunciano per paura perché minacciate, alcune per proteggere e difendere se stesse e i propri figli, altre per la frustrazione e l’umiliazione di essere picchiate e abusate da chi confonde il possesso dall’amore.

La violenza alle donne non è una questione di ordine pubblico, è un problema storico e culturale. E’ la manifestazione di  una disparità storica nei rapporti di forza tra uomo e donna, che ha portato al dominio dell’uno e  all’oppressione dell’altra.

“Ogni due giorni in Italia viene uccisa una donna. Il 2013 è stato un anno nero. E proprio io, uomo, vorrei dirlo forte: sono uomini senza onore quelli che picchiano le donne, sono uomini senza speranza e senza luce.”

Questo scrive un uomo, l’europarlamentare PD David Sassoli…

NON SEI SOLA

Le donne del circolo del PD8 sono da sempre impegnate in una azione di informazione costante e continua sul fenomeno.

“Non sei sola”  è il progetto presentato dall’Associazione A.p.S. “SCAMBIAIDEE”, il 25 novembre 2013, il cui obiettivo è orientare ai servizi le donne vittime di violenza; l’iniziativa ha visto il patrocinio della Città di Torino, delle Biblioteche Civiche Torinesi, Lombroso 16, Circoscrizione 8 che oltre al patrocinio ha finanziato il progetto che fu presentato dalla coordinatrice alla V commissione Paola Parmentola.

Almeno una volta ci siamo interrogati pensando che una prevenzione, un intervento “più energico” forse avrebbe evitato ad una vita di spegnersi, ad un bambino o ad un adolescente di trovarsi privo di una famiglia: madre uccisa, padre condannato.

Drammatizzare non serve se non si interviene con leggi, norme, ma soprattutto con la cultura della condivisione, del sostegno, dell’informazione e dell’orientamento e lo sportello “non sei sola” ha questo scopo, questa missione. Il silenzio delle donne vittime di violenza può diventare la loro condanna a morte e noi non possiamo non farcene carico anche adeguando la nostra politica territoriale con progetti che hanno l’arduo compito di scavare nel sommerso, nel non detto, nella paura di manifestare, di condividere un disagio, di denunciare una sofferenza. E’ un tema che fa tremare i polsi, che mette i brividi, che non ci deve far commuovere ma ci deve far agire.

La violenza sulle donne è riuscita a far coniare un termine che da la dimensione della sua estensione e del radicamento negativo: femminicidio.

Lo sportello “Non sei sola “ nasce dalla consapevolezza ,conseguente all’osservazione, che la violenza è un fenomeno diffuso e trasversale , che spesso non emerge perchè le donne non sanno a chi rivolgersi per ottenere aiuto. Si è reso necessario  creare degli spazi di informazione e di orientamento, il più possibile prossimi al pubblico femminile. Gli scopi del progetto sono quelli di informare e di orientare le donne ai servizi esistenti  che possono accoglierle in  punti di aiuto, di ascolto, di assistenza anche  legale, lo sportello ha trovato spazio in via Lombroso, 16 – Biblioteca “Natalia Ginzburg” – l’apertura è a cadenza settimanale, il lunedì dalle 18 alle 20.

La biblioteca è un luogo aperto e non connotante. E’ un luogo amico deve si accede senza problemi , che offre la possibilità di comunicare anche in uno spazio protetto.

I colloqui si effettuano infatti in una saletta indipendente ,per tutelare la delicatezza della richiesta.

Anche quest’anno la V commissione ha promosso un’iniziativa: 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: la Città di Torino si ferma per riflettere, sala consiglio ore 16,00.

Le donne del circolo del PD8 sono da sempre impegnate in una azione di informazione costante e continua sul fenomeno.

Se girate per il quartiere e alzate gli occhi in via Nizza sede della Filt Cgil o in via Madama Cristina sede Cisl, vedrete due striscioni diversi ma con la stessa scritta “la violenza sulle donne è una sconfitta per tutti”; sono stati apposti il 25 novembre del 2013 e mai più tolti: anche questo è fare cultura.

All’interno degli autobus, dei tram, un tam tam di denuncia….

Ma questo non è il solo segnale perché tante iniziative nel nostro quartiere ogni anno dimostrano l’impegno, il segnale che qualcosa può cambiare, che non ci si può arrendere.

Da scrivere in agenda

Martedì  25 novembre una V commissione alle 16 e l’unico invito che posso fare è: donne, uomini partecipate.

Daniela Pautasso