Torino, gennaio 2012

Care Democratiche e Democratici, Amici e Compagni, iscritti e amici del nostro Circolo, amiche e amici miei, cari tutti,

nell’ultima riunione del Direttivo del nostro Circolo, prima di Natale, ho ufficializzato una richiesta sulla quale il bisbiglìo si stava ormai facendo talmente assordante che era necessario chiarirne con precisione i dettagli. E’ quella di accogliere le mie dimissioni da Segretario del Circolo PD8.

E’ stata una scelta sofferta e meditata per lungo tempo. Ed ora che siamo alla vigilia della riunione di Direttivo che individuerà il nuovo gruppo dirigente, ho sentito la necessità di scrivervi, perché non ho intenzione di andarmene alla chetichella, nel buio fragoroso dello spaesamento festaiolo di inizio d’anno.

Anche – e soprattutto – perché non ho alcuna intenzione di andarmene. Scrivo a tutti voi per chiarire le motivazioni di questa scelta e per assicurare che pur senza la responsabilità di Segretario, non verrà meno il mio impegno nella nostra piccola comunità (scegliete voi se aggiungervi per fortuna o purtroppo).

Sono stato eletto la prima volta Segretario del Circolo nella primavera del 2008, non molto dopo la scelta personale di impegnarsi in politica, cogliendo l’occasione irripetibile del progetto del PD. Il Partito Democratico era nato appena da poche settimane e c’era molto da inventare, se non tutto. Nemmeno sapevamo se i Circoli (o le vecchie Sezioni) sarebbero esistiti in questo nuovo partito. Nemmeno sapevamo se avremmo mai più avuto una tessera con la quale iscriverci e riconoscerci.

Ho incontrato e conosciuto centinaia di persone in questi anni che hanno vissuto, ognuno a proprio modo, l’esperienza del nostro Circolo. Tantissime sono ancora qui oggi, alcune hanno cambiato sentiero, pur continuando a condividere la destinazione, altre, poche, invece le abbiamo inevitabilmente perse per strada.

“Nessuno nasce istruito”, quindi da ognuna di queste persone ho tratto esperienza e insegnamento e – pur nei miei limiti – ho cercato di mettere al servizio della comunità quello che imparavo mese dopo mese. Con tante persone abbiamo fatto molto o troppo poco, dipende dai punti di vista. Quello che è certo oggi e che non era scontato quando abbiamo iniziato, è che siamo ancora qui, pronti a ripartire.

Nelle ultime settimane del 2011, pur avendo già maturato questa scelta e avvertito la necessità di un avvicendamento alla guida del Circolo, ho insisitito e sostenuto con caparbietà (idealmente e fisicamente) il trasferimento di sede da Via Giuria a Via Ormea. Questo perché non intendo le dimissioni come un atto di rinuncia, ma bensì come occasione di rilancio. La nuova sede è uno degli strumenti che il gruppo dirigente uscente mette a disposizione di chi verrà dopo di noi, nuove forze che saranno a loro volta strumento complementare e indispensabile dei nuovi spazi.

C’è molto lavoro da fare, lo sappiamo. L’anno appena iniziato non sarà facile: gli indispensabili sacrifici a cui il popolo italiano è chiamato a far fronte si traformeranno in molte occasioni di difficoltà sociale vera, tangibile, drammatica talvolta. Le amministrazioni locali stesse versano in gravissime difficoltà: i tagli a cascata che da Roma raggiungono le Circoscrizioni e i nostri servizi territoriali provocheranno già nelle prossime settimane la ricerca di punti di riferimento per le fasce più deboli della popolazione.

Un Circolo politico come il nostro, è ovvio, non può sostituirsi ai servizi pubblici, ma può fare del proprio per orientare le persone nella giungla delle difficoltà, individuando le priorità a fronte di processi politici e semplificando qualche problema, anche – e credo sia la prossima grande sfida – riuscendo ad offrire qualche piccolo servizio per la comunità.

Mi fermo qui nello sguardo al futuro perché queste parole non sono un programma politico, responsabilità che giustamente investirà chi verrà da qui in avanti, ma semplicemente un saluto e un ringraziamento, accorato e sincero, a tutte le donne e gli uomini che in questi anni hanno stretto i denti quando era necessario e dispensato sorrisi in mille altri momenti.

Ringrazio la mia Segreteria, i membri eletti nelle Istituzioni e i singoli militanti e cittadini. Mi dispiace di non poterne fare tutti i nomi, perché sarebbe giusto e dovuto. Ma sapete bene qual è la certezza in cui si incorre in questi casi, quella di scontentare l’immancabile “dimenticato”. E almeno per questa volta, vorrei non scontentare nessuno.

Ognuno di voi sa bene qual è stato il proprio apporto alla storia del PD della Circoscrizione 8 degli ultimi quattro anni. Credo che tutti – ognuno a suo modo – abbiano fatto del proprio con impegno, dedizione e non di rado, vera e propria abnegazione. A coloro che periodicamente venivano dal Segretario a lamentarsi della mancanza di partecipazione attiva di questo o di quello, ho sempre risposto che le forme dell’impegno sono solo qualcuna in meno rispetto alle vie del Signore. Non esiste militanza di serie A o di serie B. Esistono la scelta e la coscienza individuali nei confronti del prossimo e tutto ciò che producono, per quanto piccolo, è un vantaggio per l’intera comunità. Perché l’alternativa è l’individualismo egoistico, quello che talvolta ci fa credere che salvando o favorendo noi stessi si ottenga il miglior risultato.

Cieca arroganza. Non s’è mai visto vantaggio nella disgregazione di ciò che c’è di più grande del singolo individuo, siano essi ideali, religioni, convinzioni o istituzioni. La ragione del singolo è essere parte di qualcosa di lui più grande e condivisa.

E io voglio ringraziare quanti, in questi anni, mi hanno aiutato a capirlo e a raccontarlo a mia volta.

Mi dimetto per questo motivo. Essere scelti per caricarsi della responsabilità di rappresentare quella condivisione è un grandissimo onore. E in questo non faccio differenze tra il Segretario di un Circolo e il Presidente della Repubblica. Mutatis mutandis, sei la voce di una comunità, anziché la tua soltanto, sei la rappresentazione della Democrazia. Non bisogna mai dimenticarlo, anche se non è facile.

La mia vita di nemmeno trentenne, nell’ultimo anno, ha subito diverse evoluzioni di carattere personale, che – fortunatamente, mi augurerei – non potranno che aumentare ancora nei prossimi mesi o anni vicini. La condivisione è un obiettivo valido in ogni ambito dell’esistenza umana perché tante sono le comunità di persone di cui facciamo parte. Per questo mi sono reso conto che trascorsi questi quattro anni a dedicarmi alla comunità del nostro Circolo, è ora opportuno che concentri diversamente le mie forze, lasciando lo spazio necessario a chi può continuare a interpretare al meglio le esigenze della nostra politica locale.

Personalmente non lascio con l’obiettivo di “andare a fare altro” dentro il Partito o nelle Amministrazioni. Nessun “posto assicurato” o “poltrona dorata” mi attende: ho la fortuna di avere una professione mia, non influenzata dalla politica e che – dettaglio non indifferente – amo molto esercitare. Dunque sarò presto uno dei tantissimi militanti a disposizione del Partito Democratico per continuare a far crescere il nostro progetto comune.

E’ anche questa una forma di rinnovamento, di quelle più genuine. Di quelle che non partono dall’età anagrafica per farne un totem – tolta qualche validissima eccezione, resto tra gli iscritti più giovani del nostro Circolo – ma che coinvolge le persone in nome di ciò che possono offrire al prossimo. Ciò che possono condividere, tanto per ritrovare il nostro leitmotiv.

Lasciamo dunque spazio a persone – “facce nuove” o meno è del tutto indifferente – alle quali voglio augurare di poter dimostrare la loro innovazione nei fatti, nella quotidianità di questa straordinaria passione. Sono sicuro che il Direttivo del Circolo – in attesa di un eventuale Congresso generale – sarà in grado di scegliere un nuovo Segretario con autorevolezza e autonomia, nella maggior condivisione di intenti possibile.

E che questi potrà individuare un nuovo gruppo dirigente sulla base delle competenze e delle attitudini dei singoli.

E’ obsoleto pensare in termini di “garantismo della pluralità” (aritificio retorico per indicare la spartizione dei posti nel rispetto del correntismo interno), perché ogni soggetto illuminato è ben consapevole che il valore delle persone va ben oltre la loro appartenenza ad un gruppo oppure ad un’idea. Così come un dirigente che guardi al futuro sa bene di non potersi privare di nessun punto di vista, nella scelta delle persone con cui lavorerà. Se queste due consapevolezze si incontrassero ad ogni livello, sarebbero in grado di produrre un’Italia migliore.

Questo è quindi l’augurio che lascio a tutti noi: continuiamo a lavorare, il più uniti e consapevoli possibile, perché il futuro ospiti orizzonti diversi e migliori per il nostro territorio e per le donne e gli uomini, d’ogni età, condizione e provenienza, a cui chiediamo quotidianamente di credere come noi nella bontà di ciò che facciamo.

Con stima e gratitudine, auguro buon lavoro e buon 2012 a tutti.

Viva il Partito Democratico, viva l’Italia.

Matteo Franceschini Beghini