Paola BragantiniLa candidata unitaria alla Segreteria Provinciale del PD torinese scrive una lettera agli iscritti per illustrare i pilastri della propria piattaforma politica. Riportiamo di seguito il testo della lettera.

Torino, 8 ottobre 2010

Questo Congresso si svolge in concomitanza con il terzo anniversario di fondazione del nostro Partito, nato con le Primarie del 14 ottobre.

Un Congresso unitario può essere un regalo che – tutti insieme – facciamo al nostro Partito e a noi stessi. Un Congresso in cui, partendo dai teritori e dalle diverse identità in esso rappresentate, si vadano a formare organismi dirigenti pronti ad affrontare le sfide che si approssimano, e a reggere il Partito fino alla prossima scadenza congressuale.

Organismi dirigenti davvero rappresentativi del corpo del Partito: delle sue competenze, delle sue identità, dei suoi circoli territoriali.

Abbiamo tre anni di vita. Sembra passato un maggior numero di anni, invece il nostro è un Partito ancora giovane, che ha fatto grandi passi in avanti, che governa – e governa bene – in centinaia di Enti loali, ma che ancora deve crescere e rafforzarsi.

Il lavoro portato avanti da tutti noi è stato appassionante, difficile, a tratti duro.

Amalgamare diverse identità, strutturare una macchina organizzativa, costruire il profilo di un Partito diverso da quelli di cui tanti di noi avevano fatto parte, e rendere questo profilo non solo riconoscibile ma riconosciuto e alla fine anche vincente: queste le nostre missioni, questi gli obiettivi del percorso che abbiamo intrapreso.

Il Partito della Provincia di Torino è un Partito in salute, un Partito che sa vincere le elezioni e poi governare: un Partito che ha saputo gestire la Festa Nazionale esprimendo energie e risorse di cui forse nemmeno eravamo pienamente consapevoli.

Ma l’essere in continua transizione in questi anni non ci ha consentito di affrontare il percorso con il passo giusto.

Le componenti sono un elemento vitale per la formazione dell’humus culturale di un partito, ma non se le loro voci finiscono con l’oscurare la voce e l’identità stessa del Partito.

Senza il Partito, le componenti, le correnti, perdono il senso della loro stessa esistenza.

Il dibattito interno è fondamento della democrazia di un Partito, ma se questo vuole e può trovare le sedi per svilupparsi all’interno delle sue dinamiche, e non prevalentemente sui giornali o addirittura su siti internet non meglio precisati.

Occorre poter pensare al nostro Partito traguardando il breve periodo e sollevando lo sguardo: puntiamo al prossimo triennio, diamoci obiettivi concreti sul tesseramento, che è la nostra linfa vitale.

Lavorare sul tesseramento è fare campagna elettorale: significa dotare il PD di orecchie per ascoltare, di occhi per monitorare, e di bocche per spiegare e convincere.

Significa avere persone che fanno campagna elettorale pur non essendo candidate e pur non conoscendo il candidato personalmente, magari, ma impegnandosi per il solo motivo di sentirsi parte del nostro progetto politico.

I nostri Dirigenti locali, i nostri Coordinatori di Circolo, devono essere protagonisti di una grande campagna di tesseramento sul 2011 che va preparata ora.

E’ necessario fluidificare maggiormente il rapporto fra centro e periferia, rafforzando i coordinamenti territoriali e valorizzando il ruolo – organizzativo e politico – dei Coordinatori di Circolo.

In vista delle prossime sfide elettorali – il Comune di Torino, ma non solo – il lavoro fatto dalla Segreteria di Gioacchino Cuntrò sul Programma Torino è una preziosa eredità che non va assolutamente sprecata: passata la fase congressuale, questa è la prima incombenza.

Il lavoro sul programma, basato sulle elaborazioni dei nostri Dipartimenti tematici che già hanno iniziato a produrre, non può prescindere da un confronto diretto e aperto con tutti i soggetti sociali, economici e culturali del territorio.

Una fase di ascolto e di scambio, di relazione e di proposta che il PD torinese può e deve condurre nei prossimi mesi con autorevolezza, anche grazie al fatto di sapere di avere in sè tutte le competenze e le professionalità per farlo.

Anche sulla scelta del Sindaco, il PD dovrà confrontarsi, attraverso un percorso già avviato, non solo con la coalizione ma con la società torinese tutta.

Lo Statuto fondativo del Partito indica nelle primarie di coalizione lo strumento per selezionare il candidato sindaco: per il Segretario e per l’Assemblea provinciale che scaturirà da questo congresso, la strada è chiara.

La Segreteria, che deve essere rappresentativa di ciò che siamo, e deve avere passo rapido, da sola non basterà ad affrontare tutto ciò: per chi ha filo da tessere, per chi ha voglia di spendersi, il lavoro e lo spazio di elaborazione non possono mancare.

Il Partito dovrà scegliere come caratterizzare la propria proposta. Welfare, lavoro, sviluppo: ecco i primi tre cardini su cui incentrare la nostra iniziativa politica.

La riforma e la salvaguardia del WELFARE, oggi gravemente compromesso da un’ingiustizia fiscale sempre più evidente e dai tagli alla spesa pubblica, non può che essere il tassello principale della proposta di una forza sociale come il PD.

Il tema del LAVORO e della tutela dei diritti dei lavoratori, in un territorio come il nostro, richiede uno sforzo propositivo e di elaborazione da parte nostra, che ci faccia individuare come il Partito di riferimento per i lavoratori.

Lo SVILUPPO, infine, che naturalmente può e deve andare di pari passo con la tutela dell’ambiente e le politiche energetiche: senza cedere alle facili illusioni positivistiche dello sviluppo come un valore in sè e per sè, il PD non avrà mai paura del futuro, delle innovazioni tecnologiche, della scienza.

Tanti sono i temi che possiamo toccare, ma pochi sono quelli su cui possiamo davvero caratterizzare la nostra proposta politica e renderla visibile.

Su questi il lavoro di comunicazione dovrà concentrarsi nel prossimo futuro, anche utilizzando internet.

Oltre a tutto questo impegnativo percorso che ci aspetta, il nuovo Segretario dovrà rispondere in prima persona anche ad una esigenza che da più parti nei mesi passati è stata avanzata: l’esigenza del RINNOVAMENTO.

Ma che cosa è il rinnovamento?

Il rinnovamento NON è eleggere una Segretaria di 36 anni e andare avanti come se nulla fosse.

Il rinnovamento NON è inserire il 50% di donne negli organismi direttivi dei Circoli e nelle Assemblee provinciali e poi non porsi alcun obiettivo in materia, per esempio, di nomine.

Il rinnovamento NON è pensare che possano essere utili giovani in politica perchè “vengono meglio in foto”.

Il rinnovamento significa invece scommettere, e quindi essere disponibili anche a rischiare.

Il rinnovamento è SCOMMETTERE sul futuro del nostro Partito e sulla sua classe dirigente mettendola alla prova, è avere il passo più lungo, è puntare davvero sulle COMPETENZE a volte misconosciute presenti fra noi, è valorizzare la PASSIONE che c’è in noi puntando sulle persone giuste al posto giusto.

La mia militanza è iniziata nel 1993: da allora la mia passione è immutata. La nostra passione è la politica, l’impegno per il bene della nostra comunità, della nostra città, del nostro Paese.

Scommettiamo su questa nostra passione, scommettiamo sul nostro lavoro e sull’orgoglio di appartenere al Partito Democratico: scommettiamo su di noi.

Ecco, secondo me, che cosa è il rinnovamento.

Paola Bragantini